TexLab Art · Autore
Alessandro Villa
I suoi quadri, le sue opere, la sua visione.
Alessandro Villa, di mestiere, costruisce ponti tra le aziende e la tecnologia: imprenditore e commerciale, vive le giornate fatte di numeri, trattative, soluzioni da trovare. Ma quando la luce dell’ufficio si spegne, ne accende un’altra. Prende i pennelli e lascia che il colore dica ciò che gli affari tacciono.
La sua pittura nasce da una linea — un contorno nero fermo e deciso — che cinge ogni forma come il piombo cinge il vetro di una vetrata. Dentro quei confini il colore si accende senza chiedere permesso: rossi che bruciano, blu profondi come acqua di notte, verdi che germogliano e gialli che esplodono.
Nulla è naturale, tutto è vero. È il rovescio esatto del rigore con cui affronta il lavoro: qui non si misura, si sente. I suoi soggetti tornano come stagioni.
La natura, prima di ogni cosa: foglie, alberi, fioriture che si moltiplicano fino a riempire la tela, a volte deflagrando in mille schegge di colore, altre volte spogliandosi di tutto per restare in un bianco e nero quasi grafico, essenziale.
Poi i volti: figure femminili dai lineamenti allungati, profili che si cercano, coppie sospese in un dialogo silenzioso, in cui riecheggia senza imitarla la grande lezione del Novecento. E infine i simboli — il toro, le forme totemiche, le maschere — apparizioni che vengono da un altrove arcaico e personale insieme.
Forse è proprio in questa doppia vita la sua cifra più autentica: l’uomo che di giorno organizza il mondo e di notte lo reinventa. Il colore diventa allora un atto di libertà, lo spazio in cui non ci sono clienti da convincere né obiettivi da raggiungere: solo la vita da trattenere, foglia dopo foglia, volto dopo volto.